makeda – la regina di saba

Makeda incontra Shlomo ha melekh

Makeda incontra Shlomo ha melekh

MAKEDA E SHLOMO

Chiunque osservi la realtà senza i veli coi quali sovente ci copriamo gli occhi, ammetterà l’esistenza di due grandi divisioni nell’essere umano, due barriere. La prima separa la testa dal cuore, l’intelletto dai sentimenti. La seconda tiene lontani il cuore dai cosiddetti “chakra bassi”, gli istinti che condividiamo con gli animali (sessualità, territorio, sopravvivenza e dominio). E’ come se fossimo divisi in tre parti, che fanno una grande fatica a comunicare tra di loro, a scambiarsi le informazioni necessarie ad organizzare le nostre vite come un felice insieme unificato, composto da tutte le nostre molteplici facoltà e bisogni.

Fisicamente parlando, la divisione tra testa e cuore avviene al livello del collo, una vera e propria strettoia, sia dal punto di vista energetico che spirituale, una specie di “Scilla e Cariddi” (il famoso stretto che in passato simboleggiava il passaggio pericoloso, custodito da spaventosi mostri). Sentimenti e pensieri viaggiano su binari diversi. Lo sviluppo intellettuale, culturale e perfino spirituale, fatica a far cambiare direzione al corso di emozioni e sentimenti. Viceversa, così sovente amori e passioni, anche di natura elevata, non concordano con i principi coi quali si è ordinato il nostro intelletto.

Poi c’è la divisione tra il cuore e la “pancia” (fisicamente rappresentata dal diaframma tra addome e torace). Esempio classico di ciò, forse il più frequente oggi, è il disgiungersi della sessualità dall’amore. E’ il fenomeno dell’”amore libero”. Con una straordinaria proprietà di linguaggio popolare, rara ed inaspettata nella cultura d’oggi, il classico e famoso “fare l’amore” è diventato ormai “fare sesso”. L’espressione è di un’agghiacciante realtà e precisione. Convinto illusoriamente che ciò sia segno di un processo di evoluzione storica e sociale, il moderno uomo occidentale non si rende conto che il fenomeno della licenziosità sessuale è vecchio come il pianeta. Esso rappresenta piuttosto il regredire della consapevolezza a stadi meno differenziati. Infatti, l’atto sessuale è forse il più intimo, sia a livello fisico che a quello interiore, che gli esseri umani possano condividere. In quei momenti si aprono le porte del proprio inconscio e del proprio superconscio. Farlo con la leggerezza e la casualità che il programma tv “Sex and the city” è venuto a descrivere, significa non conoscere nulla della propria individualità più vera e profonda. Queste affermazioni non hanno bisogno di prove, se non quelle dell’esperienza di ciascuno di noi. Chi non è stato così fortunato da non aver provato, o almeno sognato o letto, dell’incredibile piacere riservato all’unione dei gesti sessuali con l’amore del cuore e con l’intesa degli intelletti? Perchè accontentarsi di meno? Dividere, spezzare quell’unione, è cadere in una povertà indescrivibile ed insopportabile, specie per la fame insaziabile di perfezione che dimora nell’essere umano.  Non si finga e non ci si dimentichi che l’esigenza umana più profonda è innanzi tutto di verità, autenticità e completezza, e che solo il miglioramento della qualità delle relazioni può avvicinarci alla sua soddisfazione. E non si cada nella volgarizzazione del proprio corpo e sessualità, cercando in una quantità sempre più inflazionata ciò che solo l’estrema qualità dell’atto e dell’intenzione possono dare.

Secondo lo Zohar, questa divisione dell’essere umano in tre parti, segna la sua decadenza in una specie di “triplo serpente”, che va affrontato e guarito. Ed era quello che Shlomo e Makeda cercarono di fare insieme, unire amore e passione, intelletto e spirito, in un insieme così armonico e magistrale, da diventare faro e guida per tutti i loro posteri. Ma sia chiaro, essi non completarono l’opera se non nel mondo della sola simmetria (Leitiel). Tuttavia esiste un mondo della super-simmetria (Leitiel Leitiel), il mondo dell’autenticità superna, ed è quello dove il loro insegnamento va tradotto, compreso, applicato, completato e poi superato.

Makeda incontra Shlomo (Battistero di Firenze)

Makeda incontra Shlomo (Battistero di Firenze)

Makeda e Shlomo non erano soltanto la regina di Saba e il re di Gerusalemme, ma erano e sono due grandi maestri dell’umanità. Il secondo è molto noto, grazie ai tre libri attribuiti a  lui nella Bibbia (Cantico dei Cantici, Proverbi e Qoelet). La prima è nota in Africa, specialmente in Etiopia, come la fondatrice di una stirpe regale dalla quale, prima o poi, proverrà il Principe del riscatto di tutta la comunità dei popoli di colore scuro. Un riscatto da una discriminazione che, nonostante i pur generosi tentativi del moderno impegno umanitario, è ancora vigente. Una discriminazione che in passato è stata causa di sofferenze, delitti e crimini inenarrabili. La Regina di Saba è la portatrice segreta del seme dal quale verrà il “Messia” dei popoli africani. Shlomo porta in sé il seme del più noto “Messia” dell’Occidente. In realtà, il concetto di Messia è universale nei suoi intenti, ma in questo articolo ci focalizziamo su due sole delle sue componenti, Makeda e Shlomo, per l’appunto. Il “Messia” potrebbe, in termini moderni, venire simboleggiato da un “numero matrice”, una fila di simboli alfanumerici disposti su righe e colonne, impiegati in alcuni campi della scienza moderna, in particolare la fisica atomica. Si immagini, se possibile, che le file e le colonne si estendano in un insieme a cinque dimensioni, per esempio. Ecco il “Messia”! Makeda e Shlomo sono una sola parte di tutto ciò, come spiegato prima per sommi capi.

Shlomo e Makeda stava entrambi cercando la Rettificazione delle Scintille cadute dalla Rottura dei Recipienti, e unirono le forze in un incontro che rimane unico in tutta la storia delle relazioni uomo-donna, unico anche se incompleto. La misura di codesta “incompletezza” è lasciata alla valutazione della nostra consapevolezza. E spetterà a noi portarlo al suo compimento.

Suggeriamo un boccone di cibo per riflessione futura, un insegnamento di Rabbi Avraham Abulafia:
SHEVIRAT HA-KELIM = BRIT HA-SIKHLIM
“la rottura dei recipienti si rettifica con il patto tra gli intelletti”

La Rottura dei Recipienti viene rettificata grazie al Patto tra gli Intelletti

La Rottura dei Recipienti viene rettificata grazie al Patto tra gli Intelletti

Come si può osservare queste due espressioni sono composte dalle stessi identiche lettere, poste in un ordine leggermente diverso.

In una serie di incontri organizzati dalla nostra scuola ci avvicineremo a Makeda. La mitica regina del Sud venne dal centro dell’Africa ad incontrare il re Salomone a Gerusalemme, per scambiare con lui sapienza ed amore. Chi era veramente questa donna, cosa dicono le Scritture di lei? Cosa è stato registrato dei loro dialoghi e di quello che vissero insieme? Cercheremo le risposte in alcuni versi del Cantico, e nei ricchi midrashim su di lei, incluso quelli del Kebra Negast etiope. Poi, spazieremo nelle dimensioni cabalistiche dell’opera regale che Makeda e Salomone cercavano insieme: l’addolcimento delle Forze del Giudizio, dei Dinim qashim. E’ il compito supremo verso il quale tutti gli insegnamenti della Cabalà ci guidano: il rivelarsi della bontà di Botzina de Qardenuta la “scintilla dura” che scolpisce la Luminosità superna (nelle parole dello Zohar). http://cabala.eu/articoli/soggetti-vari/botzina/

L’argomento avrà dei risvolti inaspettati, che si estendono allo studio sui Sette Fluidi, compiuto durante gli ultimi due anni a Milano. In particolare, ricompaiono Vino e Olio, che spiegheremo con l’appoggio diretto di un testo dell’Arizal. Sui Fluidi si veda questo articolo precedente: http://cabala.eu/articoli/dalsangue_alvino/
Per comprendere cosa avvenne realmente tra Shlomo e Makeda è indispensabile inoltre confrontarsi con due importanti brani dello Zohar: il brano dei Sette Re di Edom, dal Sifra de Tzniuta, e quello iniziale, dove ci viene descritta l’opera della Dura Scintilla, impegnata a scavare incisioni nella Luminosità Superna.
“Nel principio del Volere del Re, incise incisioni nella Luminosità superiore, botzina de kardenuta…”